Il mare ritrovato: Maria Orecchia sulla Dolce Vita

Ho conosciuto Berti per la prima volta all’inizio di Marzo. Abbiamo parlato a lungo, Sotto la Lanterna di Trieste. In realtà l’ho ascoltato a lungo. Non ho molta dimestichezza col mondo della vela. Ho lasciato Trieste a 20 anni e con lei il mare. Questi racconti me lo restituivano “intero”. Erano un regalo.
Una volta a casa sono andata a cercare su Internet altre notizie. Molte parlano dell’ “affondamento di Marinariello di Carlo De Bona (skipper Berti Bruss)”. Ma Berti non è uomo da raccontare attraverso un naufragio. O, se naufragio c’è, è uomo da raccontare per come affronta il naufragio. E lì c’è da imparare.
Gli avevo promesso che sarei andata alla conferenza stampa di Ravenna, più vicina a casa mia. La mattina del 28 marzo Berti mi chiama al cellulare: è una bella giornata, perchè non vieni a pranzo
Mi piace l’idea di mollare tutto, di andare a incontrare Berti, conoscere Egidio e di pranzare con loro in barca, sul mare.
Arrivo al circolo Velico di Ravenna, sulla mia sinistra un faro bianco, davanti a me un numero incredibile di barche a vela che ondeggiano.
Li vedo arrivare, come due vecchi amici.
Come tre vecchi amici ci ritroviamo sulla Dolce Vita.
Parliamo di tante cose. Dico a Berti che in due settimane o poco più il suo viso ha cambiato totalmente espressione.
Merito del mare e del vento.
E del sole. E’ già abbronzato.
Egidio va e viene abbastanza tranquillamente. Indossa una maglietta con una scritta: HOMERUS. Scopro che Progetto Homerus è una associazione, fondata nel 1996 (giorno di S.Lucia) che si propone di insegnare ai ciechi a veleggiare in autonomia.
Berti, dopo essersi allontanato per alcune questioni burocratiche, si mette a cucinare.
Nel frattempo mi son messa a chiacchierare con Egidio.
Mi ha raccontato del suo lavoro, del suo amore per la vela, nato dopo la perdita della vista.
Gli ho chiesto della faccenda delle immersioni: straordinario come quest’uomo abbia accettato questa sfida. Lui non sapeva niente di immersioni. E allora… “ho seguito i corsi“.
Naturale.
E scattano i pensieri sulle mie resistenze al nuovo, al cambiamento.
E’ da un po’ che rifletto sul tema del “limite”. Non quello oggettivo (e anche su questo ci sarebbe da dire), ma quello che ciascuno di noi ha dentro e spesso non mette in discussione.
Da un po’ di tempo ho cominciato a spostarlo in avanti, a provare.
Forse è per questo che cerco o incontro persone come Egidio e Berti. Perchè dopo un po’ di chiacchiere, ad esempio, avevo completamente scordato che Egidio non vede.
Il pranzo è stato straordinario: un bel piatto di pasta col tonno e un bicchiere di acqua e vino. E un clima tranquillo fatto di chiacchiere, di racconti, di progetti. 
Un argomento di cui abbiamo parlato, molto caro a Berti, ma anche a me, è quello del ritrovare il senso delle cose, l’essenzialità. Sfrondare la vita dalle molteplici zavorre che le tolgono innanzitutto il sapore.
E poi il caffè, in coperta, al sole.
La sensazione di non dover far niente, se non stare a contatto con se stessi e con chi si ha vicino.
Raccontarsi.
Ritrovarsi.
E poi si riparte, ciascuno, per il proprio viaggio.

Maria Orecchia

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Una risposta a Il mare ritrovato: Maria Orecchia sulla Dolce Vita

  1. andro scrive:

    Bello. Brava, Maria…bravo Berti!
    Andro

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