Stiamo accumulando un ritardo spaventoso! Neanche le ferrovie italiane o le poste erano mai riuscite a fare di meglio. E’ da nove giorni che non muoviamo la barca, la rotta a sud/sud-ovest è segnata là sulla carta, e la traccia, fatta con la mina tenera HB sta smarrendo, quasi prigioniera di qualche malvagio sortilegio, impressale da qualche infelice, e tormentata anima del mare.
E’ da quando siamo arrivati che passo buona parte del mio tempo a consultare, carte, siti , stregoni, pratici locali, praticoni e fattucchiere e non , riguardo l’evoluzione meteo.
La delusione è ovvia. E’ comprensibile ed umanamente accettabile, che quando il tempo si mette a fare i capricci, non c’è limite che regga, ma che gli esperti del caso non riescano a tradurre ii suoi capricci su carta e rendere noto le intenzioni agli interessati ciò è paradossale.
Desidero sottolineare che i rapporti che noi, (io ed Egidio) abbiamo con il mare, sono sporadici e alquanto superficiali, mentre c’è una certa moltitudine di persone che di mare ci vive, quindi sarebbe nel pieno diritto di conoscere perlomeno un parte di ciò che li aspetta. Morale: Le previsioni del tempo, le cartine Meteo, ed i Bollettini Meteomar sono molto spesso inattendibili.
La prima finestra buona per scappare doveva esserci stanotte, rotazione di vento da sud- est ad ovest, massimo 15 nodi di onda corta e bassa smorzata dalla costa, al limite un po’ d’incrocio con il settimo giorno di mare da sud, e cielo sereno.
Al pomeriggio si comincia a preparare e sistemare la barca per il salto verso Crotone- Reggio Calabria. Si deve partire alla rotazione della termica per approfittare di tutto il tempo necessario per potere fare piu’ navigazione possibile in condizioni favorevoli, perché trenta, circa sono le ore che abbiamo a disposizione per raggiungere un porto sicuro, prima dello scatenarsi della prossima perturbazione.
Al mattino, complice un po’ di sole mettiamo sottosopra le cuccette, lenzuola, materassi , cuscini, sacchi a pelo, piumini , per asciugare le sentine e tutte la parti dove l’aria gira malvolentieri. Dispensa a posto, piccole riparazione sulla randa, verifica dello stato delle attrezzature, controllo motore, stabilizzazione di ammennicoli vari che potrebbero scorrazzare per la barca in caso di mare mosso, ed alle 18.00 mando Egidio in cuccia. Avevo previsto quasi due notti senza sonno, per cui era il caso di caricare bene le batterie. Tutto è sistemato, manca solo di riempire i serbatoi dell’acqua ed aspettare il momento del giro d’aria.
Apro i bocchettoni dei serbatoi quando la barca, quasi scossa da quell’insolito torpore, carena vistosamente sul lato destro.
Ohibo! Avrebbe esclamato l’imbellettato capitano di vascello inglese , incipriato ed imbalsamato nella sua sgargiante divisa da ufficiale dello Royal Squadron…. Ma io non sono inglese, sono di Barcola, ho la barba incolta, indosso un paio di sgargianti pantaloni corti di colore blu stinto, già provati dalle intemperie, porto delle infradito chiamate il “slang” “giapponesine” , ma soprattutto, con piglio infastidito e civettuolo non ho detto “ Ohibò”! Ne è invece uscito un primitivo suono gutturale pressocché indistinto , che assai ricordava il cortese invito che il comandante De Falco rivolgeva al comandante Schettino, versione post naufragio, invitandolo gentilmente a ritornare ad a bordo, della Costa Concordia, ormai stravaccata anch’essa sul lato a dritta dello scafo.
La nostra carenata invece, faceva parte dell’overture di una inedita rappresentazione del “ Ballo in Maschera” , dove appunto il ballo si sarebbe protratto fino all’alba, con me come unico spettatore, protagonista, e…”maschera” appunto.
Il tempo per queste brevi riflessioni e le danze erano aperte. Pochi piano, pianissimo, sottovoce, ma gran rullo di timpani tamburi e fiati , forte, fortissimo, imponente a gran voce, e ancora adesso ripensandoci ho la sensazione che l’opera sia riuscita molto bene con godimento e piena partecipazione degli interpreti e dell’orchestra..
E’ stata interminabile. Tale l’intensità del vento in porto, che la barca complice il moto ondoso, voleva insistentemente adagiarsi sul molo, sei i parabordi affiancati sul fianco della barca ormai affilati come sottilette, per la pressione subita. Drizze che sugli alberi delle altre barche picchiando istericamente facevano il tifo per quell’inferno dantesco. Creste di schiuma sulla bassa onde del porto che sembravano sguardi di occhi impestati del morbo peggiore. Il tutto in un’oscurità impenetrabile. Dopo avere fatto tutto il possibile, ora seduto al riparo sul molo, ora scalzo, ora vestito, chiedevo pietà non per me, ma per la barca che come noi ha un’anima che come noi soffre che come noi sente, che come noi ama. Non ci crederete, ma per una volta fidatevi di me, e credetemi che non solo il legno, per quanto pregiato e ricco esso sia, ma anche la volgare vetroresina, o plastica o carbonio, piano piano creano delle sinapsi, ti diventano complementari, indissolubili, e navigano con te verso i tuoi nuovi orizzonti.
All’alba , erano le cinque, gli ultimi scossoni. Io sono seduto sui divanetti della dinette con una coperta addosso, con la testa a penzoloni a contrastare un’inutile voglia di dormire. Mi alzo quasi pago per l’assenza di danni sulla Dolce Vita , tiro indietro il plexiglass scorrevole, del tambucio, guardo il Windex (segna vento) mio complice e vedetta in testa d’albero, ne registro un salto a sinistra di 90 gradi, guardo l’anemometro che registra un 40 kn quale augurio di buon mattino, prologo di una maestralata che ancora dura, apro la moka del caffè, la costipo, come ancora mai nella mia vita, e tirando fuori la testa dall’osteriggio, fra gli effluvi di caffè forte e fresco, guardo la costa e dico sottovoce… good morning Otranto… May be tomorrow.
Berti





Caro Berti, scrivo a te perchè in questo caso Egidio sta a guardare.Quante volte ti sarà capitato, ma stavolta suona diverso. Sei un po’ disabile anche tu: impossibilitato,limitato, bloccato. Strana cosa sperimentare l’impotenza quando è tutto programmato, il mezzo fila sull’acqua, le vele sono pronte a gonfiarsi. Invece no. La natura ti sfida,ti vuole piegare,comanda lei. Io continuo a seguire con molta empatia questa vostra avventura. Una metafora della vita. Una messa continua in discussione di certezze, assunti, pretese nei confronti della vita. E invece no. La natura torna a essere una grande maestra, di fronte alla quale ci tocca piegarci, e ci tocca ridurre la onnipotenza del nostro orgoglio. Grazie per la fatica, la pazienza, la tenacia e la vostra comune amicizia. Egidio, la tua presenza su quella barca, a mio parere, proprio in questo particolare momento, è proprio preziosa. Buonanotte a tutti e due. …Maybe tomorrow….
Non devi lasciare che la tua disabilità, condizioni , o cambi la tua vita. Nonostante la fatica a volte immensa , gli sforzi sovrumani che oggi fai, e ieri no, per condizione fisica, mentale, età ( questa è la meno plausibile). La fatica maggiore è pensare, o meglio rischiare di peccare di presunzione e di pensare che puoi ancora recuperare ancora qualcosa di ciò che è stato, e ci provi giorno dopo giorno, con progressi infinitesimali ed invisibili, fino al giorno in cui all’alba vai a fare pipì fuori dalla barca perchè sicuramente comodo e piu’ liberatorio, e ti accorgi che non hai tolto gli sportelli frontali , ma sei saltato fuori con il sistema dei sommergibilisti, sollevandoti sulle braccia come non facevi da un sacco di anni, perchè non ce la facevi piu’, perchè nè la testa ne le spalle sostenevano quel peso. E a quel punto ti meravigli, godi, sei felice, per avere vissuto un momento inaspettato e pensi a quando il prossimo progresso. Come partire, in un momento in cui pensavi di non potere partire piu’. Si, oggi ti devi piegare ancora, lavorare ancora, crederci ancora, domani, domani ed ancora domani, aspettando forse un risultato. Maybe tomorrow.
Caro Berti, quando l’altr’anno ci siamo conosciuti per l’appartamento,( ricordi?), la prima impressione, fortissima che mi hai trasmesso è stata di una infinita forza d’animo ( quella fisica l’ho sentita subito alla stretta di mano, che male!!), e di una disarmante semplicità. Ti dissi che sei una persona speciale e questa tua grandiosa avventura lo convalida. Le tue parole ed il tuo esempio sono un monito per tutti quelli che non riescono a guardare in avanti, a domani ed ancora domani con tenacia e speranza. Grazie e buon vento! Elisabetta Andreotti
Vi ho letto con intensità
Grazie Marina, speriamo di fare un buon lavoro, per noi , per te , per tutti!