CAMBIO DI LUNA, CAMBIO DI TEMPO….

E’ da molto che stiamo offendendo e maltrattando la natura, è da lungo tempo che ci sentiamo stupidamente superiori e arroganti nei confronti dei nostri simili.

 

C’è una differenza però. L’uomo bastardo resta bastardo. La natura per quanto villipesa, si calma, perdona, e la violenza di ieri, la forza travolgente delle onde, l’impeto del vento, il colore plumbeo, terrificante ed impenetrabile, all’apparir della prima stella, resta solo un ricordo, e la sensazione di impotenza e sgomento forse solo un brutto sogno.

 

Crotone- Napoli è stata una tappa molto impegnativa, lunga ed in tentativo di recupero del tempo. Fino a Crotone Eolo e Nettuno hanno dato il meglio, di sè. Paghi del lungo periodo di riposo invernale, stiracchiandosi ai primi tepori della primavera, sia l’uno che l’altro rimasti a riposo forse troppo a lungo, e proprio in concomitanza con il nostro viaggio hanno deciso di sgranchirsi, fare dello stretching, sbuffare, soffiare e fare del movimento. Morale della favola, 4 giorni di stop forzato a Rodi Garganico, 1 a Brindisi, 11 ad Otranto, 3 a Crotone, totale 19 giorni di prigionia su 39 di viaggio. Non male. Speriamo di esere degni di un Fausto Coppi leggendario, sul Gavia in vincente rimonta. Ne dubito comunque. Siamo in ritardo mostruoso e questa è la verità,  in ritardo su cosa, a volta me lo chiedo.

 

Lavoriamo in base ad un programma e tentiamo di rispettarlo, sempre in base al rispetto delle previsioni metereologiche, non abbiamo nessuno stress psicologico, in quanto stiamo lavorando su di una nostra libera scelta, per cui non veniamo pagati e comunque l’esperienza che ci stiamo facendo, non è sicuramente legata a tempi ed orari, ma bensì, ad emozioni, momenti , sinapsi, istanti unici.

 

Ho voluto sottolineare gli elementi più difficili e meno gradevoli di questa impresa, per farvi capire cos’ha significato vivere ed apprezzare il premio di navigare per ben tre notti consecutive, immersi in un planetario cristallino, con luna cresente ed una stella polare che segnava la via  verso la quiete.

 

Si parte da Crotone con grande incertezza meteo, con previsioni ottimistiche, e condizioni ostinate e contrarie.

 

Si tenta due volte, si parte la terza. Guardo con sgomento la bandiera di Homerus a riva a poppa sventolare in direzione con 120° di differenza, rispetto a quanto in quel momento le previsioni del tempo e gli avvisi ai naviganti stessero emanando, con aggiunta di grande punto interrogativo figurato sulla mia testa.

 

Che facciamo? Era dalle quattro del mattino che ero sveglio, ascoltando il vento e la sua provenienza, la risacca del mare sulle spiaggia che mi raccontava dell’aria di ieri.

 

Infreddolito ogni mezz’ora mi presentavo allo strallo di poppa, guardavo la bandiera  sventolare, là in alto, sontuosa al vento, ma la direzione non continuava ad avere nulla di promettente e sontuoso , e tornavo puntualmente per i prossimi 28 minuti a pregare e sognare in cuccia.

Alle 8 il sole è alto in cielo, la radio dice nord/ovest, la bandiera sud/ovest. Mah, penso, sarà l’orografia della costa, la bandiera inamidata dalla salsedine, o sono io che non mi raccapezzo più sui punti cardinali.

 

Comunque si va .A  motore fino a Capo Colonna. Mettiamo fuori il naso, il vento non è forte,13 nodi, fuori l’olimpico senza randa così calibriamo meglio le fatiche.

Destinazione? Ah. Sì.

 

Almeno Roccella Ionica, ma probablimente non entriamo, a causa del basso fondale – almeno Reggio Calabria, sì, lì entriamo – almeno Capri – ma se siamo bravi almeno Napoli.

320 miglia tutte d’un fiato. Una bazzeccola.

 

Un occhio in barca, uno agli strumenti, il terzo occhio all’orizzonte.L’escalation è vertiginosa, dopo 1 ora Capo Rizzuto ci consiglia gentilmente di ritirarci. Poggia 120° e si torna indietro. Magari! A Capo colonna l’aria cede. Che le previsioni meteo finalmente si stanno allineando con ciò che sta succedendo? Mah. Io ed Egido, ci guardiamo, che facciamo? Ma, sì! Ritentiamo. Torna ad orzare e via verso Capo Rizzuto in meno di tre ore si ripete la stessa scena, ripoggia e si ritorna a Capo Colonna. Neverending story.

 

Pausa. Riflessione. A Crotone non si torna causa magna onta e vergogna massima! Buttiano l’ancora

nella rada protetta dietro Capo Colonna. Si mette su l’acqua per la pasta, bocce ferme, palla al centro, si ricomincia da capo.

 

Si pranza, guardando in alto verso il windex. Alle 14 ci sembra che il cambio ci sia stato. Guardo l’anemometro, ci sono 12 nodi da SE; sembra dichiarato.

 

Prua verso ovest, si rinforza issando anche la randa, non mi sembra vero e da buon latino, piu’ che da buon italiano, canto vittoria……… Fino a Capo Rizzuto…… sembra una barzelletta ancora contro entrando nel golfo di Squillace, 15,18, 20, 25, 28 NODI SUL NASO!!!, ma stavolta non desisto più,  vuoi guerra? E guerra sia. Una mano di randa, vele cazzate a ferro, Egidio per precauzione a nanna, ghigno minaccioso e via.

 

La barca carena e va bene. Ogni tanto su qualche onda più formata, l’onda salta in coperta, ma quando questa in realtà è troppo alta, si precipita e la botta che predi a mezza prua è talmente forte che trema tutto, denti o dentiera compresi. Ma è che soffri fisicamente e personalmente, quasi la botta l’avessi presa tu sulla schiena bruciata dal sole.

 

No! E’ quel che ripeti sottovoce, pregando che la botta sullo scafo e la frustata all’albero siano sempre le ultime, che le prossime onde siano più basse e finalmente il vento giri, la prua si avvicini a terra, ed il sognato diventi realtà.

 

A metà Squillace quello che aspettavo da quasi un mese si realizzava, il windex-segnavento posto in testa d’albero, catarifrangente per la notte, cominciava a dare colpetti verso destra, e colpetto a colpetto girava di 60°, le onde perdevano di ripidità, la prima falce di luna faceva capolino in una notte limpida, il vento si faceva più caldo e profumava di ginestra. La barca non soffriva più, lo scafo non sbatteva più violento sul maroso, il profilo del galleggiamento cavalcava dolcemente l’onda segando una dorata scia a  plancton. La meraviglia era cominciata.

 

Io ero finalmente appagato e tranquillo e a prova di ciò, mi toglievo berretto di lana, guanti e mi slacciavo il mio inseparabile giubbotto blu felpato, compagno di tante “lavate”. Si cominciava a navigare senza patemi, senza fretta di rifugiarsi in porti sicuri, godendo delle meraviglie del mare e del mare di notte. Questo è ciò che sogna ogni velista quando al caldo nel suo letto di casa pianifica un viaggio. Questo è quello che riporta a casa dimenticando cavalloni e tempeste. Dall’oscurità del tambuccio spunta la testa, poi la sagoma di Egidio, sale sulla scaletta in silenzio, si appoggia con i gomiti sulla tuga. E’ finita? Mi chiede. Sì Egidio, è finita, è girata l’aria ed è entrata la termica da terra. La barca filava liscia senza più un sussulto, lasciando al silenzio dell’oscurità lo sciabordio dell’acqua fresca, il vhf gracchiava allegro battute di pescatori lontani e qualche improbabile radio libera penetrava l’etere con canzoni che pensavamo dimenticate per sempre. Ancora quel silenzio pregno di espressioni. Attacco il pilota automatico e mi rilasso appoggiando la schiena sulla battagliola, buttando la testa all’indietro e chiudendo gli occhi dopo 12 ore di sola schiuma, pacche e vento. Ci facciamo un thè caldo, Egidio? E lui guardando verso terra, il profilo della Sila stagliato preciso nella notte quasi a difesa del mare, mi dice: prima però mi racconti cosa vedi!

 

Berti

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Una risposta a CAMBIO DI LUNA, CAMBIO DI TEMPO….

  1. Maria scrive:

    “Siamo in ritardo mostruoso e questa è la verità, in ritardo su cosa, a volta me lo chiedo”… lascio là quella frase, basta da sola, ma forse, dopo, qualcosa aggiungerò. Non avete idea della sensazione che mi dà pensare a Egidio che si sveglia, esce in coperta e dice “però adesso mi racconti cosa vedi”… o a Egidio che le spende tutte le sue energie, tanto che Berti lo manda a dormire, il suo amico dalle lentiggini australiane…. E questo racconto del mare, di un mare che mi attrae e di cui ho paura, perchè non lo conosco. Un mare che per essere bello deve essere profondo e di carattere… e questa vecchia relazione tra l’uomo e il mare, un copione mai uguale, tutte le volte da costruire, da inventare. … Due uomini in barca a …navigare, a imparare a stare insieme per raccontare che è possibile… e noi ad aspettarli nei porti, nel blog, nelle nostre fantasie serali. Noi al calduccio della primavera calma al di qua delle rive, nelle tempeste del nostro quotidiano segnato da appuntamenti da non mancare, dallo sguardo lanciato continuamente non più sull’orologio, ma sul cellulare…per non essere in ritardo…su cosa? Sulle aspettative di un altro, o sulla credibilità del nostro personaggio, sull’affidabilità… cosa rende giustificabile un nostro ritardo? Cosa ci vuole ad avere il coraggio di lasciarsi tardare da un vento contrario, da un mare che corre dove noi non abbiamo deciso, ma vorremmo… chiamarli desiderio, sentimento, passione…. e quel mare azzurro intenso al quale contrapponiamo il grigio asfalto dei nostri percorsi…. Mi dispiace davvero tanto non essere una “donna di mare”. Come vorrei essere là, aggrappata da qualche parte in coperta ad affrontare la mia paura, enorme e a fare quello che Egidio fa: fidarsi. Di Berti, ma anche del mare. Se fate un passaggio in Toscana… magari provo a fare un salto a salutarvi! Maria

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