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	<title>Io i tuoi occhi. Tu, l&#039;anima mia.</title>
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		<title>FUGA DAL DREK RIVER  (FUGA DA FIUME DI M….)</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 16:15:11 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Provenienza da Gaeta per atterrare su Fiumicino sabato mattina dopo le ore zero. La Dolce Vita raggiunge le foci del fiume Tevere, è buio, la notte fredda, il mare calmo. Berti chiede informazioni ai contatti che abbiamo per la Lega Navale di Fiumicino dove dobbiamo andare per ormeggiare in tranquillità. Ci viene indicata la foce del fiume più a nord dove non ci sono problemi di fondo, ma ci sono due ponti, uno girevole e uno levatoio, e vengono aperti in determinati orari che ci vengono comunicati per nostra fortuna, ma che naturalmente non combaciano con gli orari che effettivamente effettuano questi due ponti. Il primo pedonale è gestito dalla Capitaneria di Porto mentre il secondo che è stradale viene gestito dal comune. Sappiamo che il primo apre alle 9 del mattino, fantasia, infatti apre alle 8 e alle 8 di sera. Noi naturalmente ci ormeggiamo per riposare e convinti dell’ orario in nostro possesso ci rechiamo vicino al ponte in un orario errato. Berti dopo l’ormeggio si reca ad acquistare delle pasterelle per la colazione alla CP e chiede informazioni  venendo così a conoscenza dei nuovi orari. A questo punto ci aprono il ponte pedonale, grazie alla nostra insistente richiesta, per poter passare all’ormeggio della Capitaneria. Lì ci fanno attendere l’apertura del secondo ponte. Finalmente alle 8 di sera di sabato aprono il secondo ponte e si rompe un tirante ma ci fanno passare ugualmente oltre. Ogni tanto chiediamo dove siano situati i pontili della Lega Navale ma nessuno sa qualcosa. Più che nel centro Italia mi sembra di essere in una nostra bella isola dove l’omertà fa la parte del padrone. Andando avanti arriviamo all’autostrada, vediamo dei pontili e arche forse quelli della Lega ma non vediamo nessuno, sentiamo solo un goloso profumo di carne alla brace, invitante, forse attendeva la nostra presenza… Comunque è difficile trovare qualcosa se nessuno ti sa informare e per quella notte rimaniamo ormeggiati alla ‘va là che vai bene’.  Anche la domenica piovosa passa lì, ma finalmente lunedì mattina alle 9 ci rechiamo al ponte che essendo rotto, non si apre.  Ormeggiamo per  fare compere e ci giunge la telefonata del presidente della Lega Navale che finalmente ci da un’ indicazione precisa. In verità ci siamo passati davanti molte volte a quei pontili ma nessuno lo sapeva o sapeva indicarceli …   ci ormeggiamo e finalmente tiriamo un sospiro di sollievo.</p>
<p>Non basta sospirare e l’unica cosa che riusciamo ad avere è la corrente. Poi dopo un giorno veniamo intanto a sapere che il ponte aprirà solo al giovedì mattino alle 6 &#8211; quindi il lunedì avuta la luce, mercoledì l’acqua e il martedì la spesa, con il veleno per le pantegane grandi come vitelli e l’insetticida per le zanzare che non riusciva ad ucciderle perché ci voleva i martello, in quei giorni ero troppo deluso per pensare positivo ma attendevo le ore 6 di giovedì per ritornare vivo.</p>
<p>Vi racconto anche cosa ha risposto Berti alla mia domanda come fosse il mare davanti alle foci: “Questa è una di quelle volte che non te la devi prendere con la natura e un tuo problema”, io da quel giorno non ho avuto più coraggio di chiedere nulla del paesaggio, anzi, come già detto, non vedevo l’ora di evadere da Drek River.</p>
<p>Egidio Livorno 12-05-2012</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com/162/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com/162/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com&#038;blog=33837377&#038;post=162&#038;subd=ioituoiocchitulanimamia&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Message in the bottle&#8230;01.05. 2012</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 16:13:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ioituoiocchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[NAPOLI: 1° Maggio &#8211; riflessioni e ricordi Il primo maggio a Barcola dove sono nato, quand&#8217;ero bambino e poi giovanotto, sembrava Natale. Ma aveva un valore aggiunto che Natale non aveva. La stagione ed il profumo della primavera. Mi svegliavo &#8230; <a href="http://ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com/2012/05/15/message-in-the-bottle-01-05-2012/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com&#038;blog=33837377&#038;post=160&#038;subd=ioituoiocchitulanimamia&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>NAPOLI: 1° Maggio &#8211; riflessioni e ricordi</strong></p>
<p>Il primo maggio a Barcola dove sono nato, quand&#8217;ero bambino e poi giovanotto, sembrava Natale. Ma aveva un valore aggiunto che Natale non aveva. La stagione ed il profumo della primavera. Mi svegliavo all&#8217;alba perché da sempre, da quando ero nato, ogni primo maggio alzando la sola testa dal cuscino senza alzarmi dal letto, mi aspettava una gigantesca, ma gigantesca veramente, bandiera rossa con tanto di falce e martello, bordata con un drappo dorato, issata su di un pennone con tanto di gran cespuglio di alloro in cima. Era Nandele, cugino di mia madre, vecchio pseudo partigiano, con vera moglie partigiana, staffetta di collegamento fra le file dei partigiani in Slovenia e due figli &#8221; in bosco&#8221; di cui uno trucidato dai nazisti poche settimane prima della fine della guerra. Aveva diviso la vita tra fiori e famiglia. Le dalie erano la sua passione, dalie dappertutto, tante, dalie meravigliose.   Alle ultime ombre delle tenebre la issava nel ricordo, ora che era rimasto solo, di una vita sempre al limite, di coloro che di guerre ne avevano fatte due. L&#8217;ha issata ininterrottamente dal primo maggio 1945 al giorno della sua morte che confesserò smaliziatamente non ricordo quando sia avvenuta, pur essendo io già adulto e forse già padre, in quanto certe figure non muoiono mai, come talmente presenti restano i suoni e gli odori di quella stagione da diventere veramente immortali. Mi pento solo che per stupida ed immortale presunzione di pseudosuperiorità al nulla di non avere avuto, il coraggio, la sensibilità e l&#8217;acume di raccogliere l&#8217;eredità di Nandele e conservarla per il futuro. Ci saranno ancora bandiere rosse nel futuro, ma non per sottolineare la forza o l&#8217;appartenenza a un partito politico, ma una rinascita di cui abbiamo bisogno per tornare a credere nei valori che ci hanno voluto far dimenticare, l&#8217;amore, la passione, l&#8217;ideale, la forza.</p>
<p>Ed allora in quel rosso c&#8217;era il sapore della festa e della primavera che si materializzava, in un concerto di mille e più bandiere rosse, che viste poi dal mare, foderavano tutta Barcola su fino a Contovello con tanto di Bandiera Rossa sul campanile della chiesa e poi a destra fino in Gretta e Roiano alta, quella che si vedeva dal mare mentre tutti i paesi circostanti si vestivano di rosso, il centro di Trieste no, la città era restia a ricordare quello che era stato. Le metropoli ed i centri del potere sono sempre state lontani dalla sensibilià e dalla tradizione popolana, al limite interessati maggiormente allo sfruttamento ed alla speculazione dell&#8217;evento a fini monetari. Servola e San Giacomo, quartieri dei cantierini e dei ‘batiruzine’(i battiruggine delle navi), si identificavano nei colori del lavoro e anche lì le bandiere rosse si sprecavano. Alle 11 del mattino c&#8217;era il corteo che scendeva in Piazza Garibaldi e poi via in braghe leggere e maniche di camicia per gli uomini e in gonna e blusa per le donne e le ragazze, tante con i fiori nei capelli, lungo le vie del centro poi Piazza Oberdan le rive, Piazza Unità, il comizio che nessuno o quasi ascoltava, perché si era là per tradizione, sentimento ed obbligo morale, perché dietro a noi c&#8217;era una storia di miseria, di guerra, di povertà, di fame di Russia, Grecia e Albania e scarpe rotte e soprattutto milioni e milioni di morti che a modo loro ci permettevano, oggi, di vivere. E a quei cortei, a quelle feste non c&#8217;erano solo i rossi, i comunisti, i bolscevichi, quelli con le bocche sporche di sangue dei bambini sbranati, ma socialisti, democristiani, socialdemocratici, sloveni, italiani, tutti quelli che sentivano in qualche modo che il loro posto era tra gli altri, che anche loro nel tempo avevano contribuito a costruire quell&#8217;ottimismo, quell&#8217;inerzia, quella voglia di vita, di festa ,di tornare a casa , di riposo e gratitudine.</p>
<p>E poi la Festa dell&#8217;Unità quella vera, i preparativi, le grigliate, i balli, le musiche, il fresco della sera.</p>
<p>Oggi è morto tutto o quasi &#8230; lo spread scandisce le nostre giornate e lo spritz le conclude. Sappiamo tutti cos&#8217;è l&#8217;Euribor ma andiamo a fare la spesa all&#8217;Eurospar, abbiamo abolito il verduraio, ma andiamo dall&#8217;erborista, snobbiamo il parrucchiere ma ci facciamo tagliare i capelli in batteria come le galline da Jean Luis David; ai prati, alle vacche, alle passeggiate ed al sole preferiamo il centro commerciale. Alla cagnara e all&#8217;allegria del Primo maggio preferiamo il silenzio colorato di facebook; se vogliamo divertirci un po&#8217; di più ricorriamo all&#8217;alcool perché di adrenalina ne abbiamo poca, e l&#8217;allunghiamo con la coca e ci dobbiamo distruggere di sport e di fatica per pensare di essere in forma e di droghe ed abbruttimento per conoscere le soglie del male e della morte.</p>
<p align="center">Buon primo maggio amici. Živel prvi maj!</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com/160/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com/160/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com&#038;blog=33837377&#038;post=160&#038;subd=ioituoiocchitulanimamia&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>CAMBIO DI LUNA, CAMBIO DI TEMPO&#8230;.</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 20:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ioituoiocchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; da molto che stiamo offendendo e maltrattando la natura, è da lungo tempo che ci sentiamo stupidamente superiori e arroganti nei confronti dei nostri simili. &#160; C&#8217;è una differenza però. L&#8217;uomo bastardo resta bastardo. La natura per quanto villipesa, &#8230; <a href="http://ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com/2012/05/09/cambio-di-luna-cambio-di-tempo/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com&#038;blog=33837377&#038;post=154&#038;subd=ioituoiocchitulanimamia&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; da molto che stiamo offendendo e maltrattando la natura, è da lungo tempo che ci sentiamo stupidamente superiori e arroganti nei confronti dei nostri simili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>C&#8217;è una differenza però. L&#8217;uomo bastardo resta bastardo. La natura per quanto villipesa, si calma, perdona, e la violenza di ieri, la forza travolgente delle onde, l&#8217;impeto del vento, il colore plumbeo, terrificante ed impenetrabile, all&#8217;apparir della prima stella, resta solo un ricordo, e la sensazione di impotenza e sgomento forse solo un brutto sogno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Crotone- Napoli è stata una tappa molto impegnativa, lunga ed in tentativo di recupero del tempo. Fino a Crotone Eolo e Nettuno hanno dato il meglio, di sè. Paghi del lungo periodo di riposo invernale, stiracchiandosi ai primi tepori della primavera, sia l&#8217;uno che l&#8217;altro rimasti a riposo forse troppo a lungo, e proprio in concomitanza con il nostro viaggio hanno deciso di sgranchirsi, fare dello stretching, sbuffare, soffiare e fare del movimento. Morale della favola, 4 giorni di stop forzato a Rodi Garganico, 1 a Brindisi, 11 ad Otranto, 3 a Crotone, totale 19 giorni di prigionia su 39 di viaggio. Non male. Speriamo di esere degni di un Fausto Coppi leggendario, sul Gavia in vincente rimonta. Ne dubito comunque. Siamo in ritardo mostruoso e questa è la verità,  in ritardo su cosa, a volta me lo chiedo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lavoriamo in base ad un programma e tentiamo di rispettarlo, sempre in base al rispetto delle previsioni metereologiche, non abbiamo nessuno stress psicologico, in quanto stiamo lavorando su di una nostra libera scelta, per cui non veniamo pagati e comunque l&#8217;esperienza che ci stiamo facendo, non è sicuramente legata a tempi ed orari, ma bensì, ad emozioni, momenti , sinapsi, istanti unici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ho voluto sottolineare gli elementi più difficili e meno gradevoli di questa impresa, per farvi capire cos&#8217;ha significato vivere ed apprezzare il premio di navigare per ben tre notti consecutive, immersi in un planetario cristallino, con luna cresente ed una stella polare che segnava la via  verso la quiete.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si parte da Crotone con grande incertezza meteo, con previsioni ottimistiche, e condizioni ostinate e contrarie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si tenta due volte, si parte la terza. Guardo con sgomento la bandiera di Homerus a riva a poppa sventolare in direzione con 120° di differenza, rispetto a quanto in quel momento le previsioni del tempo e gli avvisi ai naviganti stessero emanando, con aggiunta di grande punto interrogativo figurato sulla mia testa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Che facciamo? Era dalle quattro del mattino che ero sveglio, ascoltando il vento e la sua provenienza, la risacca del mare sulle spiaggia che mi raccontava dell&#8217;aria di ieri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infreddolito ogni mezz&#8217;ora mi presentavo allo strallo di poppa, guardavo la bandiera  sventolare, là in alto, sontuosa al vento, ma la direzione non continuava ad avere nulla di promettente e sontuoso , e tornavo puntualmente per i prossimi 28 minuti a pregare e sognare in cuccia.</p>
<p>Alle 8 il sole è alto in cielo, la radio dice nord/ovest, la bandiera sud/ovest. Mah, penso, sarà l&#8217;orografia della costa, la bandiera inamidata dalla salsedine, o sono io che non mi raccapezzo più sui punti cardinali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Comunque si va .A  motore fino a Capo Colonna. Mettiamo fuori il naso, il vento non è forte,13 nodi, fuori l&#8217;olimpico senza randa così calibriamo meglio le fatiche.</p>
<p>Destinazione? Ah. Sì.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Almeno Roccella Ionica, ma probablimente non entriamo, a causa del basso fondale &#8211; almeno Reggio Calabria, sì, lì entriamo &#8211; almeno Capri &#8211; ma se siamo bravi almeno Napoli.</p>
<p>320 miglia tutte d&#8217;un fiato. Una bazzeccola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un occhio in barca, uno agli strumenti, il terzo occhio all&#8217;orizzonte.L&#8217;escalation è vertiginosa, dopo 1 ora Capo Rizzuto ci consiglia gentilmente di ritirarci. Poggia 120° e si torna indietro. Magari! A Capo colonna l&#8217;aria cede. Che le previsioni meteo finalmente si stanno allineando con ciò che sta succedendo? Mah. Io ed Egido, ci guardiamo, che facciamo? Ma, sì! Ritentiamo. Torna ad orzare e via verso Capo Rizzuto in meno di tre ore si ripete la stessa scena, ripoggia e si ritorna a Capo Colonna. Neverending story.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pausa. Riflessione. A Crotone non si torna causa magna onta e vergogna massima! Buttiano l&#8217;ancora</p>
<p>nella rada protetta dietro Capo Colonna. Si mette su l&#8217;acqua per la pasta, bocce ferme, palla al centro, si ricomincia da capo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si pranza, guardando in alto verso il windex. Alle 14 ci sembra che il cambio ci sia stato. Guardo l&#8217;anemometro, ci sono 12 nodi da SE; sembra dichiarato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Prua verso ovest, si rinforza issando anche la randa, non mi sembra vero e da buon latino, piu&#8217; che da buon italiano, canto vittoria&#8230;&#8230;&#8230; Fino a Capo Rizzuto&#8230;&#8230; sembra una barzelletta ancora contro entrando nel golfo di Squillace, 15,18, 20, 25, 28 NODI SUL NASO!!!, ma stavolta non desisto più,  vuoi guerra? E guerra sia. Una mano di randa, vele cazzate a ferro, Egidio per precauzione a nanna, ghigno minaccioso e via.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La barca carena e va bene. Ogni tanto su qualche onda più formata, l&#8217;onda salta in coperta, ma quando questa in realtà è troppo alta, si precipita e la botta che predi a mezza prua è talmente forte che trema tutto, denti o dentiera compresi. Ma è che soffri fisicamente e personalmente, quasi la botta l&#8217;avessi presa tu sulla schiena bruciata dal sole.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>No! E’ quel che ripeti sottovoce, pregando che la botta sullo scafo e la frustata all&#8217;albero siano sempre le ultime, che le prossime onde siano più basse e finalmente il vento giri, la prua si avvicini a terra, ed il sognato diventi realtà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A metà Squillace quello che aspettavo da quasi un mese si realizzava, il windex-segnavento posto in testa d&#8217;albero, catarifrangente per la notte, cominciava a dare colpetti verso destra, e colpetto a colpetto girava di 60°, le onde perdevano di ripidità, la prima falce di luna faceva capolino in una notte limpida, il vento si faceva più caldo e profumava di ginestra. La barca non soffriva più, lo scafo non sbatteva più violento sul maroso, il profilo del galleggiamento cavalcava dolcemente l&#8217;onda segando una dorata scia a  plancton. La meraviglia era cominciata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Io ero finalmente appagato e tranquillo e a prova di ciò, mi toglievo berretto di lana, guanti e mi slacciavo il mio inseparabile giubbotto blu felpato, compagno di tante &#8220;lavate&#8221;. Si cominciava a navigare senza patemi, senza fretta di rifugiarsi in porti sicuri, godendo delle meraviglie del mare e del mare di notte. Questo è ciò che sogna ogni velista quando al caldo nel suo letto di casa pianifica un viaggio. Questo è quello che riporta a casa dimenticando cavalloni e tempeste. Dall&#8217;oscurità del tambuccio spunta la testa, poi la sagoma di Egidio, sale sulla scaletta in silenzio, si appoggia con i gomiti sulla tuga. E&#8217; finita? Mi chiede. Sì Egidio, è finita, è girata l&#8217;aria ed è entrata la termica da terra. La barca filava liscia senza più un sussulto, lasciando al silenzio dell&#8217;oscurità lo sciabordio dell&#8217;acqua fresca, il vhf gracchiava allegro battute di pescatori lontani e qualche improbabile radio libera penetrava l&#8217;etere con canzoni che pensavamo dimenticate per sempre. Ancora quel silenzio pregno di espressioni. Attacco il pilota automatico e mi rilasso appoggiando la schiena sulla battagliola, buttando la testa all&#8217;indietro e chiudendo gli occhi dopo 12 ore di sola schiuma, pacche e vento. Ci facciamo un thè caldo, Egidio? E lui guardando verso terra, il profilo della Sila stagliato preciso nella notte quasi a difesa del mare, mi dice: prima però mi racconti cosa vedi!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Berti</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com/154/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com/154/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com&#038;blog=33837377&#038;post=154&#038;subd=ioituoiocchitulanimamia&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>MESSAGE IN THE BOTTLE: STROMBOLI</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 19:59:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ioituoiocchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A 30 ore dalla partenza, entriamo lentamente doppiando Capo Spartivento nello stretto di Messina. La navigazione per quanto tranquillissima, c&#8217;è infatti un bellissimo sole, poca aria ed il cielo sgombro di nuvole, è molto lunga, quasi 50 miglia spesso contro &#8230; <a href="http://ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com/2012/05/09/message-in-the-bottle-stromboli/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com&#038;blog=33837377&#038;post=152&#038;subd=ioituoiocchitulanimamia&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A 30 ore dalla partenza, entriamo lentamente doppiando Capo Spartivento nello stretto di Messina.</p>
<p>La navigazione per quanto tranquillissima, c&#8217;è infatti un bellissimo sole, poca aria ed il cielo sgombro di nuvole, è molto lunga, quasi 50 miglia spesso contro una corrente anche molto forte.</p>
<p>Ci accompagna l’Etna, che decisamente innevato, giustifica l&#8217;aria fresca, che m&#8217;impedisce di togliermi la cipollesca armatura che indosso ogni qualvolta affronto una notte in mare, estate compresa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da una parte quindi l’Etna da quell&#8217;altra la Sila che cala al Mare, da una la Calabria ancora in ombra con il sole che le accarezza le spalle, dall&#8217;altra la Sicilia, baciata a questo punto dal sole, che le conferisce allo stesso momento fierezza ed  autorevolezza, ma vista l&#8217;imponenza della montagna che scende al mare, anche di una tale indipendenza rassicurante che ci conferma che mai nella storia ci sarà l&#8217;ingombrante ed antiestetica presenza di un ponte, che nessuno vuole.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Concordo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Poco più avanti si vede il traffico che da Villa S. Giovanni porta a Messina e viceversa congiungendo le due terre. Un miglio e mezzo, o meglio tre chilometri di istmo che paradossalmente divide due terre e che attraverso un borbottio di traghetti porta vagoni, rumorosissimi aliscafi, navi di linea maculate a ruggine di sconosciuti armatori locali. Viaggiatori multirazziali che attraversano lo stretto, sperano ancora o disperano definitivamente, in un nord industrializzato, probo di promesse da non mantenere, di hinterland sconnessi, come sconnesso il sistema che li accoglie, li mortifica, togliendoli anche l&#8217;illusione di una dignità mistificata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Due terre, due culture, due polpoli, due tradizione, due storie ed un solo mare a dividere ciò che l&#8217;uomo non vuole unire. Ed è giusto che sia così.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il  mare è d&#8217;un blu così intenso, che nessun colore riuscirebbe ad imitare, trasparente e graduato, da far vedere o immaginare forme e scansioni ignote ai più. 200 metri la profondità minima del mare al centro dello stretto, ideali appunto a costruire un bel plinto ed un pilone atto a sostenere il peso di mezzo ponte con un&#8217;altezza al centro di almeno centotrenta metri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per non parlare poi delle correnti, le abbiamo fotografate all&#8217;uscita dello stretto dalla parte di Capo Peloro, punta estrema del triangolo siculo subito a nord di Messina. Pensavamo fosse passata una petroliera tanto erano alte e ripide. Non è la prima volta che passavo Messina, ma corrente simile non mi era mai capitato di vedere, un fenomeno così marcato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma lo stretto è alle spalle ed appena usciamo in Tirreno imponenti si fanno le Isole Eolie a sinistra</p>
<p>Vulcano, Lipari, Salina, Alicudi, Filicudi, Panarea, Stromboli attivo con il fanalino di coda Strombolicchio, poco più di uno scoglio a chiudere la sfilata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vedi appunto anche Stromboli in condizioni di buona visibilità, che ti segue poi con la sua imponente massa ad agganciare con l&#8217;occhio Capri, che sembra e diventa poi la meta irraggiungibile per quanto vicina sembri e per quanto in realtà lontana sia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Entriamo quindi in Tirreno accompagnati dalla fortissima corrente dello stretto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il tempo è meraviglioso un filo di vento da Nord -Est, il mare come l&#8217;olio. Metto al sole finalmente le pelli bianche gonfie di umidità e sento sulla cute quella benefica e purificatrice evaporazione di dolore e microbi.</p>
<p>Si naviga a vela tra i cinque /sei nodi , la visibilità è tale che ti sembra di essere in un grande lago, la penisola sorrentina con il golfo di Salerno su a nord che scende lungo la costa calabra, Capo Palinuro al traverso, con la spigolatrice di Sapri che osserva Ponza, il Golfo di S. Eufemia a sud est, Capo Vaticano, che non è il resort di moda dei prelati della Capitale, e ancora la Sicilia a sud, le Eolie ad ovest e poi ancora Capri a chiudere l&#8217;arena.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ho messo Egidio in cuccia, si impegna un mondo ed ovviamente si stanca moltissimo, per cui appena posso e capisco che è in riserva, lo mando a riposare. E&#8217; bravissimo e sensibilissimo. Quando spunta dal tambuccio, soprattutto di notte, sembra un radar, si guarda attorno ed il nulla che vedono i suoi occhi viene percepito da mille altri sensori, che gli permettono di avvertire i delfini, i pescherecci, le navi, i  motoscafi e le barche più piccole. Il suo silenzio è un silenzio di meditazione e profonda riflessione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ho attaccato l&#8217;autopilota e la notte da sveglio, che ho appena trascorso, comincia a pesarmi. La testa si fa ingombrante, massiccia e tenta di cadere da tutte le parti. Quando se ne và ti svegli, ma da lì a poco ricomincia la danza ed allora ti organizzi un poggiatesta, guardi bene attorno quali potrebbero essere i pericoli incombenti, poi chiudi gli occhi e conti fino a sessanta, una due tr&#8230;&#8230;..a volte poi il sonno e la fatica hanno la meglio su tutta le resistenza che puoi fare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Poi&#8230;.. ti svegli di soprassalto tre minuti dopo, l&#8217;angoscia ti attanaglia la gola, la paura ti blocca le gambe, gli incubi di disastri, collisioni, affondamenti e tempeste si sono incastrati nel tuo subconscio, il cuore batte a mille, i sensi di colpa si assommano allo sfinimento e in cinque secondi capisci che non è successo niente, che ti sei appena appisolato e che se avessi dormito anche solo un quarto d&#8217;ora in più non sarebbe successo niente. Ma il senso di colpa è immenso, il fatto di aveve ceduto al sonno, di non essere stato in grado di resistere e di avere &#8220;abbandonato&#8221; anche solo per qualche minuto il comando cosciente della nave, ti mette con le spalle al muro ed in posizione di difetto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La barca fila che è un piacere, l&#8217;aria è un po&#8217; aumentata, l&#8217;onda no, si tratta di una termica cresciuta abbastanza tardi, addirittura nel pomeriggio e quindi non avrà vita lunghissima, siamo comunque a 10-11 di reale e filiamo a quasi 7.5 nodi. Quadratura del cerchio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Egidio è crollato, cullato anche dal ritmico solcar delle onde, che battendo sullo scafo, ti danno quel senso di fresco e velocità appagante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il sole è ancora alto quando Stromboli si presenta a prua, sono le sei, io comincio la cerimonia di vestizione. Comincio ad avere freddo e non intendo passare una notte di guardia e sofferenza causata del freddo. Si comincia dal basso. Calze invernali pepe/sale, sottomuta in cotone felpato, maglia termica Tribord che uso anche per le immersioni, polo manica lunga, maglione collo alto in pile (vi ricordo che siamo in mare in aprile), per chi ha già fatto come me navigazioni in dicembre, gennaio e febbraio, i materiali sono ancora diversi.</p>
<p>A questo punto sale una salopette impermeabile e gli stivali. Per il giubbotto imbottito e il berretto di lana aspettiamo il tramonto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Stromboli è talmente alto ed imponente, che il sole da quando gli scivola alle spalle al tramonto vero e proprio, ci impiega quasi due ore. E in queste due ore tu gli navighi a fianco, quasi resti fermo per magici influssi al vulcano stregato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E&#8217; uno spettacolo indescrivibile e di rara messa in scena il tramonto ed il passaggio lentissimo alle tenebre che io ho avuto occasione di vedere, per tutta una serie di combinazioni, che si sono date appuntamento al mio passaggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Aria cristallina, cielo sgombro da pensieri e nuvole, lo Stromboli al fianco, imponente nella sua mole, che erutta con controllata moderazione lapilli che ne traducono la tranquillità, la luna che sorge con la falcetta al primo quarto, sole rosso che infuoca il paravento del vulcano, mare appena increspato, stelle polare luminosissima nel contrasto acceso dei colori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Dolce Vita naviga senza sforzo quasi in bonaccia con a riva un genoa leggerissimo, carenata quanto basta, sul bordo giusto, a sinistra il quadro che ho tentato di descrivere, a destra accanto a me Egidio, pelle bianca e lentiggini australiane, ormai abbronzato dopo un mese di graduale abbronzatura, con lo sguardo attento verso quella luce inattesa, che non potrà mai vedere, nella sua cerata gialla ed il cappellino stinto da consumato velista, mi dice: è bello vero?  Descrivimelo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Berti</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com/152/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com/152/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com&#038;blog=33837377&#038;post=152&#038;subd=ioituoiocchitulanimamia&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Immagini dalla regata di Otranto</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 07:28:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ioituoiocchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Altre foto su Flick (pulsante affianco)!<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com&#038;blog=33837377&#038;post=150&#038;subd=ioituoiocchitulanimamia&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Altre foto su Flick (pulsante affianco)!</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com/150/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com/150/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com&#038;blog=33837377&#038;post=150&#038;subd=ioituoiocchitulanimamia&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Dipende dal punto di vista&#8230;</title>
		<link>http://ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com/2012/04/20/dipende-dal-punto-di-vista/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 07:49:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ioituoiocchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Eccomi nuovamente a raccontarvi qualcosa di strano che incontro durante le nostre soste o i nostri trasferimenti, naturalmente dal mio punto di vista (Ops! come sempre uso il termine vista). Sono ormai dieci giorni che siamo ormeggiati a Otranto. Bella &#8230; <a href="http://ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com/2012/04/20/dipende-dal-punto-di-vista/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com&#038;blog=33837377&#038;post=134&#038;subd=ioituoiocchitulanimamia&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ioituoiocchitulanimamia.files.wordpress.com/2012/04/dscf3874.jpg"><img title="" src="http://ioituoiocchitulanimamia.files.wordpress.com/2012/04/dscf3874.jpg?w=624&#038;h=467" alt="" width="624" height="467" /></a></p>
<p>Eccomi nuovamente a raccontarvi qualcosa di strano che incontro durante le nostre soste o i nostri trasferimenti, naturalmente dal mio punto di vista (Ops! come sempre uso il termine vista).</p>
<p>Sono ormai dieci giorni che siamo ormeggiati a Otranto. Bella cittadina, gente ospitale fin troppo. Ma fin dai primi giorni c’era qualcosa che mi straniva, che non mi convinceva, ed ora voglio raccontare a voi e portare alla vostra attenzione la cosa.</p>
<p>La Lega Navale di Otranto ci ospita nel porto commerciale dove ci sono molti attracchi, su di un pontile che in fondo termina a forma di lettera “t”. Abbiamo ormeggiato all’inglese cioè dando un fianco della arca al molo. Occupiamo quasi tutto lo spazio di questa piccola lettera mentre la parte che congiunge la banchina in cemento e i terminal del pontile è uno stilo lungo di legno fisso ma traballante. Noi da giorni lo percorriamo su e giù molte volte al giorno,siamo ormai così abituati che lo conosciamo listello per listello. Se voi lo percorrete dalla barca al porto ha una certa lunghezza ma se lo percorrete in senso inverso, da terra alla barca, vi accorgerete che è più lungo. Quindi ci vuole più tempo a raggiungere la barca che lasciarla anche se si và alla stessa velocità. Solitamente il ritorno sembra sempre più corto dell’andata, ma in questo caso non è così. Sembra che durante la nostra assenza qualcuno aggiunga dei pezzi. E’ una sensazione strana.</p>
<p>Lasciando da parte questo piccolo problema, l’ospitalità della gente di Otranto è insuperabile. Il dover partire dispiace molto ma purtroppo il viaggio deve continuare e speriamo che il meteo sia clemente con la Dolce vita.</p>
<p>Alla prossima notizia bizzarra o meno. Ciao a tutti coloro che sono con noi.</p>
<p>Egidio</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com/134/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com/134/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com&#038;blog=33837377&#038;post=134&#038;subd=ioituoiocchitulanimamia&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Message in the bottle&#8230; 17 aprile 2012</title>
		<link>http://ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com/2012/04/19/message-in-the-bottle-17-aprile-2012/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 10:24:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ioituoiocchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Stiamo accumulando un ritardo spaventoso! Neanche le ferrovie italiane o le poste erano mai riuscite a fare di meglio. E’ da nove giorni che non muoviamo la barca, la rotta a sud/sud-ovest è segnata là sulla carta, e la traccia, &#8230; <a href="http://ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com/2012/04/19/message-in-the-bottle-17-aprile-2012/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com&#038;blog=33837377&#038;post=131&#038;subd=ioituoiocchitulanimamia&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Stiamo accumulando un ritardo spaventoso! Neanche le ferrovie italiane o le poste erano mai riuscite a fare di meglio. E’ da nove giorni che non muoviamo la barca, la rotta a sud/sud-ovest è segnata là sulla carta, e la traccia, fatta  con la mina tenera HB sta smarrendo, quasi prigioniera di qualche malvagio sortilegio, impressale da qualche infelice, e tormentata anima del mare.</p>
<p>E’ da quando siamo arrivati che passo buona parte del mio tempo a consultare, carte, siti , stregoni, pratici locali, praticoni e fattucchiere e non , riguardo l’evoluzione meteo.</p>
<p>La delusione è ovvia. E’ comprensibile ed umanamente accettabile, che quando il tempo si mette a fare i capricci, non c’è limite che regga, ma che gli esperti del  caso non riescano a tradurre ii suoi capricci su carta e rendere noto le intenzioni agli interessati ciò è paradossale.</p>
<p>Desidero sottolineare che i rapporti che noi, (io ed Egidio) abbiamo con il mare, sono sporadici e alquanto superficiali, mentre c’è una certa moltitudine di persone che di mare ci vive, quindi sarebbe nel  pieno diritto di conoscere perlomeno un parte di ciò che li aspetta.  Morale: Le previsioni del tempo, le cartine Meteo, ed i Bollettini Meteomar sono molto spesso inattendibili.</p>
<p>La prima finestra buona per scappare doveva esserci stanotte, rotazione di vento da sud- est ad ovest, massimo 15 nodi di onda corta e bassa smorzata dalla costa, al limite un po’ d’incrocio con il settimo  giorno di mare da sud, e cielo sereno.</p>
<p>Al pomeriggio si comincia a preparare e sistemare la barca per il salto verso Crotone- Reggio Calabria. Si deve partire alla rotazione della termica per approfittare di tutto il tempo necessario per potere fare piu’ navigazione possibile in condizioni favorevoli, perché trenta, circa sono le ore che abbiamo a disposizione per raggiungere un porto sicuro, prima dello scatenarsi della prossima perturbazione.</p>
<p>Al mattino, complice un po’ di sole mettiamo sottosopra le cuccette, lenzuola, materassi , cuscini, sacchi a pelo, piumini , per asciugare le sentine e tutte la parti dove l’aria gira malvolentieri. Dispensa a posto, piccole riparazione sulla randa, verifica dello stato delle attrezzature, controllo motore, stabilizzazione di ammennicoli vari che potrebbero scorrazzare  per la barca in caso di mare mosso, ed alle 18.00 mando Egidio in cuccia. Avevo previsto quasi due notti senza sonno, per cui era il caso di caricare bene le batterie. Tutto è sistemato, manca solo di riempire i serbatoi  dell’acqua ed aspettare il momento del giro d’aria.</p>
<p>Apro i bocchettoni dei serbatoi quando la barca, quasi scossa da quell’insolito torpore, carena vistosamente sul lato destro.</p>
<p>Ohibo! Avrebbe esclamato l’imbellettato capitano di vascello inglese , incipriato ed imbalsamato nella sua sgargiante divisa da ufficiale dello Royal Squadron…. Ma  io non sono inglese, sono di Barcola, ho la barba incolta, indosso un paio di sgargianti pantaloni corti di colore blu stinto, già provati dalle intemperie, porto delle infradito chiamate il “slang” “giapponesine” , ma soprattutto, con piglio infastidito e civettuolo non ho detto “ Ohibò”! Ne è invece uscito un primitivo suono gutturale pressocché indistinto , che assai ricordava il cortese invito che il comandante De Falco rivolgeva al comandante Schettino, versione post naufragio, invitandolo gentilmente a ritornare ad  a bordo, della Costa Concordia, ormai stravaccata anch’essa sul lato a dritta dello scafo.</p>
<p>La nostra  carenata invece,  faceva parte dell’overture  di una inedita rappresentazione del  “ Ballo in Maschera” , dove appunto il ballo si sarebbe protratto fino all’alba, con me come unico spettatore, protagonista, e…”maschera” appunto.</p>
<p>Il tempo per queste brevi riflessioni e le danze erano aperte. Pochi piano, pianissimo, sottovoce, ma gran rullo di timpani tamburi e fiati , forte, fortissimo, imponente a gran voce, e ancora adesso ripensandoci ho la sensazione che l’opera sia riuscita molto bene con godimento e piena partecipazione degli interpreti e dell’orchestra..</p>
<p>E’ stata interminabile. Tale l’intensità del vento in porto, che la barca complice il moto ondoso, voleva insistentemente adagiarsi sul molo, sei i parabordi affiancati sul fianco della barca ormai affilati come sottilette, per la pressione subita. Drizze che sugli alberi delle altre barche picchiando istericamente facevano il tifo per quell’inferno dantesco. Creste di schiuma sulla bassa onde del porto che sembravano sguardi di occhi impestati del morbo peggiore.  Il tutto in un’oscurità impenetrabile. Dopo avere fatto tutto il possibile, ora seduto al riparo sul molo, ora scalzo, ora vestito, chiedevo pietà non per me, ma per la barca che come noi ha un’anima che come noi soffre che come noi sente, che come noi ama. Non ci crederete, ma per una volta fidatevi di me, e credetemi che non solo il legno, per quanto pregiato e ricco esso sia, ma anche la volgare vetroresina, o plastica o carbonio, piano piano creano delle sinapsi, ti diventano complementari, indissolubili,  e navigano con te  verso i tuoi nuovi orizzonti.</p>
<p>All’alba , erano le cinque, gli ultimi scossoni. Io sono seduto sui divanetti della <em>dinette </em>con una coperta addosso, con la testa a penzoloni a contrastare un’inutile voglia di dormire. Mi alzo quasi pago per l’assenza di danni sulla Dolce Vita , tiro indietro il plexiglass scorrevole, del tambucio, guardo il Windex (segna vento) mio complice e vedetta in testa d’albero, ne registro un salto a sinistra di 90 gradi, guardo l’anemometro che registra un 40 kn quale augurio di buon mattino, prologo di una maestralata che ancora dura, apro la moka del caffè, la costipo, come ancora mai nella mia vita, e tirando fuori la testa dall’osteriggio, fra gli effluvi di caffè forte e fresco, guardo la costa e dico sottovoce… good morning Otranto… May be tomorrow.</p>
<p>Berti</p>
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		<title>Message in the Bottle &#8230; Otranto</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 05:32:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ioituoiocchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p>Otranto, 11 04 2012</p>
<p>Siamo stati a cena con Egidio e con una parte del consiglio direttivo della lega Navale italiana di Otranto. Fa decisamente freddo anche se la parola “scirocco” dovrebbe conferire da sola quel “non so che” di caldo , anche se umido all’espressione.</p>
<p>Uno squarcio di sereno tra le nubi sopra il porto, il frangersi forte, impetuoso e dilavante delle onde sulle frastaglie della costa di fronte, conserva qualcosa di minaccioso. Il faro bianco dell’ingresso al ridosso, traccia la via solamente alle anime, perché di corpi in una notte così difficile , non ce ne possono essere in giro, neanche di quelli, che per disperazione vengono da lontano per cercare una vita ed una sorte migliore.</p>
<p>Arriviamo alla testa del pontile, La Dolce Vita strappa forte le cime sul molo, la risacca è difficile e lei sembra quasi nervosa  per essere rimasta sola così a lungo.</p>
<p>Egidio monta in barca, (ormai è  indipendente sull’80% delle cose che fa). Io mi fermo a guardare, ad annusare, ad ascoltare la notte.</p>
<p>Non c’è un rumore che non sappia di mare, il progresso, l’egemone tecnologico, o semplicemente i rumori meccanici del giorno, spariscono, catalizzati nel rumore pulito anche seppur agitato del mare di stanotte.</p>
<p>I vortici che l’acqua forma attorno ai tanti e fitti pali di sostegno del pontile, stretti forte dall’eterna morsa che la grossa sabbia del porto  ha imprigionato, ricordano di giovanili ed oziose mattine a sole non ancora sorto, ad impiantar le dita nella sabbia ed ad aspettar che acqua, sabbia e riflusso traccino solchi di breve vita.</p>
<p>Mi siedo a terra, gambe a penzoloni, sperando quasi che la marea le lambisca e ne lavi la polvere ed il sozzo dell’asfalto. Guardo la barca  e gli oblò scuri dove un marinaio  prepara  la notte senza bisogno di luce aggiunta. Non lo vedo, ma lo sento mentre con gesti misurati conquista la branda. Anche la Dolce Vita strappa di meno, ed il pontile mi riporta all’ espressione del riposo. Scivolo col sedere all’indietro ed infilo il cappuccio di lana, poi la schiena si sposa al teak del molo.  Guardo il Windex in testa d’albero, che con il profumo delle ginestre  piantate a terra mi dice che il vento è girato e spianerà il mare. Un’occhiata al carro grande, una alla stella polare, e chiudo gli occhi. Mi accompagna l’immagine dei miei figli dieci anni fa in Grecia con me ad ascoltare il silenzio. Poi…. Il buio.</p>
<p>Berti.</p>
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		<title>Alcune immagini dalla Dolce Vita&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 10:47:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ioituoiocchi</dc:creator>
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<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com/107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com/107/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com&#038;blog=33837377&#038;post=107&#038;subd=ioituoiocchitulanimamia&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>MESSAGE IN THE BOTTLE</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Apr 2012 08:07:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ioituoiocchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p>Sono 4 giorni che siamo legati a questo pontile e non mi piace più. Sto seduto in barca a scrivere e pensare. La radio sempre accesa, anzi le due radio, quella in FM e quella VHF puntata sul 16 in perenne ascolto per qualche buona notizia sul meteo. Quella normale in sottofondo ci fa compagnia. A me ed Edigio, seduti l&#8217;uno di fronte all&#8217;altro, con i nostri computer, a scrivere, scrivere, scrivere.</p>
<p>Lui è un po&#8217; più pigro di me, o forse meno abituato a scrivere. Ogni tanto ridiamo, ci scambiamo le battute e io lo prendo in giro. Quando parla con me mi guarda negli occhi, o almeno a me sembra; in realtà guarda la mia voce assorbe le mie onde, ma in realtà da vedere sembra che mi guardi negli occhi. La sua disabilità, (ci conosciamo da novembre) mi ha messo in difficoltà per un paio di minuti appena. Appena il tempo di prendermi sottobraccio, e di dirmi senza parole portami. Mi fido di te.</p>
<p>Sono 5 mesi che ci confrontiamo, ci parliamo, ci conosciamo, che cresciamo assieme. Io maturo signore sovrappeso dai capelli pepe sale, da un passato reciproco; lui nato a fianco dei Curdin, nella Lomellina, custodita dalla nebbia d&#8217;inverno, che confonde pianura e risaie, con l&#8217;orizzonte mai certo ed estati da schifo (sono parole sue) calde ed umide. Io nato a sbalzo sul mare dove l&#8217;abbraccio della Bora arriva lontano là, verso le vecchie province, e le carezze del maestrale che mitiga le giornate estive, pregne d&#8217;ozio e ottimismo, lui che al mare ci è arrivato rodando il lago, ed i gironi infernali della disabilità.</p>
<p>Due uomini in barca, nel silenzio di una sintonia che non gratta, alla ricerca di quell&#8217;armonia che  porta l&#8217;uomo dalle profondità dell&#8217;inconscio, ed agli apici della terza dimensione.</p>
<p>L&#8217;elementarità della vita e l&#8217;essenzialità dello scorrere delle giornate ci stà scrostando le scorie del quotidiano meccanico fatto di lancette,  scadenze, ansie e traffico.</p>
<p>Oggi siamo saliti in paese (Rodi Garganico) a fare la spesa, assieme, lui con il suo bastone che io chiamo sonda, ed io col mio cestino blu di tela, stile brava lavenderina, feroce nemico del plastico pattume, fenomeno edonistico del frettoloso consumismo, e disprezzo per l&#8217;ambiente.</p>
<p>Saliti, perchè Rodi è un arrocco disordinato, diviso da viottoli e strade, che rompono quella confidenza tribale dei tempi antichi, dove la tazza di zucchero, la pignatta di riso, o le quattro patate, passavano da finestra in finestra, senza sporgersi neanche troppo. E dove i litigi e le chiacchiere di paese era patrimonio comune.</p>
<p>Scale oggi abbastanza regolari, con piede sempre sinistro o destro che alza il corpo, che dopo sei passi comincia una sorta di danza macabra, che ti porta in piazza.</p>
<p>E li che s&#8217;incontra la vita, gli sguardi interrogativi per questi due naviganti l&#8217;uno alto nordico braghe di pile finalmente un po&#8217; larghe e maglione di lana vissuto, ed  Egidio, preceduto dal suo periscopio bianco e rosso, che spia il futuro, fido caleidoscopio dei passi a venire.</p>
<p>E lì che s&#8217;incontra la curiosità  dell&#8217;indigeno, verso il forestiero vestito di lontanaza e mistero.</p>
<p>Chiesa, bar, barbiere, bottega, calzolaio e farmacia. Un agglomerato di interessi, gioia, invidia ed omertà. Rete informatica epidermica complice del giudizio facile.</p>
<p>E come siamo apparsi su quella piazza siamo scomparsi, fonte di curiosità ed indifferenza allo stesso istante. Fantasmi innocui di un giorno al tramonto, con la spesa in mano. Stanotte piove. Domani forse si va.</p>
<p>Verso sud, verso pensieri più caldi, su teatri nuovi. Buona Notte Sognatori! Berti.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com/103/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com/103/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ioituoiocchitulanimamia.wordpress.com&#038;blog=33837377&#038;post=103&#038;subd=ioituoiocchitulanimamia&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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